Una dieta equilibrata per prevenire l’Alzheimer (anche per gli anziani vulnerabili)

Non è mai tardi per iniziare a prendersi cura del proprio cervello. Anche a tavola: un’alimentazione sana sembra infatti in grado di ridurre le probabilità di sviluppare l’Alzheimer e altre forme di demenza, persino quando il sistema nervoso inizia già a mostrare i primi indicatori di rischio della malattia. A suggerirlo è uno studio guidato dai ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, e pubblicato di recente sulla rivista Jama Network Open.

Lo studio

Le demenze sono uno dei problemi di salute pubblica in maggiore crescita in questi anni. Non avendo ancora a disposizione terapie realmente efficaci, si lavora molto per identificare i fattori di rischio modificabili su cui è possibile agire per prevenire, o rallentare, l’insorgere dei sintomi. E la dieta è un filone molto promettente: diverse ricerche hanno suggerito la possibilità che alcuni alimenti e stili alimentari possano avere un effetto protettivo per il cervello.

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Per approfondire la questione, i ricercatori svedesi hanno analizzato i dati di quasi duemila svedesi over 60 non affetti da demenza all’inizio dello studio, che sono stati monitorati per un lungo periodo (fino a 15 anni), attraverso visite mediche periodiche ed esami approfonditi. Per raccogliere dati accurati sullo stile di vita dei soggetti, gli autori della ricerca hanno utilizzato questionari estremamente dettagliati relativi all’attività fisica giornaliera, alle abitudini alimentari e cognitive, al peso corporeo, al consumo di alcol e all’abitudine al fumo. Parallelamente, sono state registrate le patologie associate come il diabete, l’ipertensione, l’ipercolesterolemia e le malattie cardiache. Per identificare la presenza di biomarcatori tipici della demenza di Alzheimer, come le alterazioni nel liquido cerebrospinale o parametri di neuroimmagine, l’intero campione è stato sottoposto a esami mirati, analizzando al contempo in modo minuzioso il regime alimentare seguito da ciascun individuo.

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I risultati

“Al termine del follow-up 240 soggetti degli iniziali 1.865 avevano sviluppato demenza”, spiega a Salute Paolo Maria Rossini, direttore del dipartimento di Neuroscienze e neuroriabilitazione del San Raffaele di Roma. “Le analisi statistiche dimostrano in modo chiaro che una dieta di tipo mediterraneo e comunque ricca di fibre (vegetali, frutta, noci etc…), povera di grassi e proteine da carni rosse e di zucchero da dolciumi e bevande, si associa ad un minor rischio di sviluppare demenza”.

A detta degli autori dello studio, il collegamento tra cibo e salute del cervello è probabilmente legato all’infiammazione: gli alimenti che promuovono l’infiammazione sistemica sembrano infatti aumentare le probabilità di sviluppare Alzheimer e demenza, mentre quelli con minori effetti infiammatori avrebbero, al contrario, un effetto protettivo.

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L’aspetto forse più interessante della ricerca è il fatto che la riduzione del rischio sia emersa anche nei partecipanti che presentavano già i biomarcatori della malattia o tratti genetici di suscettibilità. In questi soggetti ad alto rischio, l’adozione di un regime alimentare equilibrato con il minor potenziale infiammatorio è risultato associato a una riduzione del 30% del rischio di sviluppare una demenza.“Questo studio sdogana finalmente le tante fake news sui cibi che proteggono o meno il cervello, con un approccio rigorosamente scientifico”, commenta Rossini. “Dimostra inoltre che il ‘fattore dieta’ può essere allo stesso tempo un fattore di rischio, o un fattore di resilienza per un invecchiamento fisiologico e non patologico del nostro cervello e delle nostre funzioni cognitive”.

La prevenzione a tavola

L’alimentazione non può essere intesa come una terapia isolata, o come un intervento in grado di eliminare il rischio di sviluppare demenza nella terza età. È però un componente essenziale di una strategia di prevenzione che deve riguardare diversi aspetti della vita: l’attività fisica, il mantenimento di relazioni sociali, la pratica di attività cognitivamente stimolanti, sono tutti ingredienti di uno stile di vita che promuove l’invecchiamento attivo e la salute cerebrale.

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I nutrienti assunti con una dieta salutare, come quella mediterranea, agiscono riducendo l’infiammazione sistemica e lo stress ossidativo, meccanismi biologici che accelerano il danno neuronale e la deposizione delle placche amiloidi nel tessuto cerebrale. Per questo motivo potrebbero avere un effetto protettivo anche per chi mostra già i segnali precoci di un rischio elevato di sviluppare un disturbo neurodegenerativo.

Gli autori dello studio invitano comunque alla cautela: trattandosi di uno studio di coorte basato in parte su questionari alimentari autosomministrati, esiste la possibilità di parziali imprecisioni nel ricordo dei consumi effettivi da parte dei partecipanti. Inoltre, la natura osservazionale della ricerca non permette di stabilire un nesso di causalità diretto, ma evidenzia comunque una solida correlazione epidemiologica che necessita di ulteriori conferme tramite studi clinici controllati e randomizzati su popolazioni diversificate.

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