Presley Gerber e la lotta contro le malattie mentali: “Ne parlo sui social per aiutare gli altri”

E’ morto di lunedì, nel giorno che dedicava alla sua autoanalisi collettiva. Presley Gerber, il figlio di Cindy Crawford morto oggi a Los Angeles all’età di 27 anni, aveva ingaggiato una battaglia pubblica contro il disagio mentale. E utilizzava il suo profilo Instagram come un diario aperto, crudo, sincero, in cui raccontava le sue esperienze. Ed è proprio il suo profilo Instagram che in queste ore riceve centinaia di messaggi di cordoglio da parte di colleghi e fan.

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La sua campagna era iniziata lo scorso dicembre quando in un video aveva per la prima volta parlato del suo utilizzo di farmaci antidepressivi. Da allora, un appuntamento settimanale, il “Mental Health Mondays”. Telefono spesso poggiato su un tavolino e la voce quasi rotta di chi espone le proprie crepe. Parlava di farmaci e di quando, come e perché li assumeva. Rifletteva sul dosaggio, spiegando come cambiasse “in base a quello che succede nella mia vita”. Ancora: “La salute mentale è una questione importante”, aveva detto nel podcast Studio 22 nel 2023. “È una parte così grande della mia vita. È un impegno costante, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e c’è molto altro dietro”.

E non c’era solo la gestione privata della malattia. Gerber condivideva il proprio itinerario tra medici e strutture, mostrando i propri progressi e non nascondendo le paure quando le indicazioni dei medici che consultava si sovrapponevano senza coincidere. Ma lo scopo principale era quello di mettere la propria esperienza al servizio degli altri. “Mi espongo per non far sentire sole le persone che soffrono”. In questo senso i suggerimenti erano costanti. Invitava, dopo averli analizzati, a non sottovalutare “segnali d’allarme”, le cosiddette “red flags”. “È proprio questo che voglio fare: aiutare le persone, che si tratti di depressione o di difficoltà che hanno un impatto negativo sul proprio corpo. Può trattarsi di qualsiasi cosa, e non c’è alcun giudizio”.

Una vita, quella di Presley Gerber, segnata da tanti eventi destabilizzanti. Nel 2019 era stato arrestato per guida in stato di ebbrezza e condannato a tre anni di libertà vigilata e a due giorni settimanali di lavori sociali insieme all’obbligo di completare un programma di recupero. E poche settimane fa sua sorella Kaia – con cui Presley aveva esordito come modello – aveva parlato della “lotta decennale del fratello contro la tossicodipendenza”. Diceva: “Quando accade una cosa del genere in famiglia, in un certo senso mette tutti sullo stesso piano. Credo sia anche per questo che ho iniziato a considerarmi quella ‘facile’, quella che non dà problemi, e non ho mai voluto chiedere aiuto. Perché sembrava troppo gravoso avere due figli che avessero bisogno di assistenza”.

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