Una ricetta anti-invecchiamento? Esci e vai al cinema
Che ci guardiamo stasera al cinema? Quale mostra prenoto per il weekend? Guai a considerarli solo piccoli dilemmi di vita mondana: la vita culturale è parte della ricetta anti aging. A ribadire che gli stili di vita – anche quelli di vita sociale – contribuiscono al nostro benessere e alla nostra salute, facendoci sentire più giovani, è un nuovo studio che ha preso in esame le abitudini mondane di quasi duemila over 50. Tutti i dettagli sulle pagine del Journal of Epidemiology and Community Health del gruppo Bmj.
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Invecchiamento e vita mondana
Il punto di partenza della ricerca è stata questa domanda: quanto incidono le attività culturali sull’invecchiamento? Negli ultimi anni infatti una mole crescente di studi ha evidenziato i benefici delle prescrizioni non mediche sul benessere e sulla salute – basti pensare alla foresta-terapia e all’arteterapia – eppure, scrivono gli autori, la dimensione dell’invecchiamento è stata un po’ trascurata. Non che non esistesse nulla nel campo, piuttosto a detta degli esperti a essere un po’ trascurati sono stati diversi fattori che possono condizionare analisi simili. Nel nuovo studio il team di esperti giapponesi ha indagato più a fondo proprio questo aspetto, ricorrendo anche a un modello di analisi statistica che tenesse in considerazione anche l’eventuale influenza di possibili fattori confondenti che non cambiano nel tempo (come può essere per esempio la genetica, a differenza invece dello stato di salute o dei fattori socioeconomici).
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Più giovani con più serate al cinema e teatro
Prima di entrare nel merito dei risultati chiariamo cosa si intende qua per invecchiamento. Nello studio si parla di età fisiologica, vale a dire di una misura stimata a partire dai valori di alcuni biomarcatori e capacità fisiche (come colesterolo, emoglobina glicata, indice di massa corporea, velocità di camminata o forza di presa, e così via). Il valore dell’età fisiologica calcolato per i partecipanti seguiti ad almeno due diversi intervalli temporali nel corso di diversi anni, è stato quindi incrociato con le loro abitudini in fatto di vita mondana (anche queste quantizzate in un valore, calcolato a partire dalla frequenza di cinema, teatri e musei).
Il risultato, come anticipato, ha mostrato che mantenersi culturalmente attivi mantiene anche più giovani, in generale con un guadagno di circa tre anni. Chi frequentava poco cinema aveva un’età fisiologica di 69,6 anni rispetto ai 66,9 anni dei frequentatori più assidui, più spesso donne, lavoratrici, benestanti e in buona salute (le età medie reali erano rispettivamente di 70 e 69 circa nei due gruppi). Tenendo conto dei fattori confondenti, come stato di salute, livello di attività fisica, età, condizioni socioeconomiche e stato civile (pesa anche quello) un piccolo incremento nella vita mondana si associava a un rallentamento dell’età fisiologica, stimato dai ricercatori in un guadagno di circa un mese per ogni incremento di un punto nelle attività culturali.
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Non solo attività fisica: fa bene anche la cultura
“L’impegno culturale è modificabile e, pertanto, può fungere da punto di intervento efficace per una sana longevità – scrivono gli autori – In particolare, l’impatto può essere paragonabile a quello di una frequente attività fisica. Aumentare l’accessibilità geografica e finanziaria alle infrastrutture e agli eventi culturali amplierebbe le opportunità di una partecipazione frequente”. E dei benefici derivanti, concludono: più relazioni sociali, meno solitudine, maggior benessere mentale, stili di vita più sani e meno stress. Anche ammettendo che quanto osservato si spieghi in altro modo – ovvero che le persone che stanno meglio sono quelle più attive, eventualità da non escludere secondo gli autori – tentar non nuoce.
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