Pressione alta, non dimenticate le terapie: saltarle aumenta il rischio di infarto e ictus
Ipertensione. Se il medico prescrive una terapia, seguitela bene. Altrimenti rischiate di più eventi cardiovascolari come infarto e ictus. A richiamare l’attenzione all’aderenza terapeutica, perché i farmaci non funzionano se non si prendono, è una ricerca resa nota al congresso della Società europea di Cardiologia (Esc) in corso a Monaco di Baviera.
Lo studio ha preso in considerazione i risultati di nove diversi studi clinici, dimostrando una realtà cui spesso non si pensa: gli eventi cardiovascolari si sono ridotti solo nei pazienti con elevata aderenza alla terapia, non in quelli che saltavano regolarmente le dosi. Monito per i medici e non solo: non basta indicare i trattamenti, ma occorre anche spiegare bene quanto è importante seguire le cure per un fattore di rischio cronico tanto importante come l’ipertensione. Purtroppo, stando a quanto riporta una nota dell’Esc, pur se la pressione alta rappresenta uno dei fattori di rischio più significativi per il carico di malattia che comporta e nonostante i comprovati benefici dei farmaci antipertensivi nella riduzione degli eventi cardiovascolari, circa la metà dei pazienti non li assume secondo prescrizione.
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Un’analisi approfondita
“Abbiamo prove che una scarsa aderenza alla terapia antipertensiva è associata a esiti peggiori – è il commento della studiosa che presenta lo studio Qianqian Yang dell’Università di Oxford, nel Regno Unito -. Tuttavia, i dati precedenti provenivano da studi osservazionali e potrebbero essere influenzati da altri fattori. Abbiamo quindi condotto un’analisi dei dati di studi randomizzati per valutare il reale impatto dell’aderenza sui benefici del trattamento antipertensivo”.
Più di 90mila partecipanti
La meta-analisi ha preso in esame le informazioni di 91.339 partecipanti a nove studi in cui un regime antipertensivo (gruppo di intervento) è stato confrontato con un altro trattamento (gruppo di confronto: placebo o un regime meno intensivo). I partecipanti che hanno assunto almeno l’80% del trattamento assegnato sono stati classificati come aventi una maggiore aderenza, mentre coloro che ne hanno assunto meno dell’80% sono stati classificati come aventi una minore aderenza.
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Cala l’attenzione
Da quanto raccolto è emerso un calo dell’aderenza nel tempo: nel primo anno, complessivamente circa l’88% dei pazienti ha seguito bene la terapia, ma la percentuale è scesa al 79% al quinto anno. Nei pazienti con maggiore aderenza, la pressione arteriosa sistolica si è ridotta di 5,2 millimetri di mercurio nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo. Nei pazienti con minore aderenza, la riduzione è stata di soli 3 millimetri di mercurio.
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Cosa succede al cuore e al cervello
I ricercatori hanno anche studiato l’impatto dell’aderenza sulle principali malattie cardiovascolari, definite come ictus, infarto miocardico o cardiopatia ischemica e insufficienza cardiaca con conseguente decesso o ospedalizzazione. L’incidenza delle principali malattie cardiovascolari si è ridotta significativamente pari all’11% nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo nei pazienti con maggiore aderenza, mentre non si sono osservate riduzioni significative nei pazienti con minore aderenza. I risultati confermano il detto che “i farmaci non funzionano nei pazienti che non li assumono”. – conferma Yang – I pazienti con minore aderenza alla terapia hanno tratto scarsi o nulli benefici cardiovascolari, mentre quelli con maggiore aderenza hanno registrato riduzioni più significative della pressione sanguigna e una maggiore prevenzione degli eventi cardiovascolari”.
Strategie per semplificare le terapie
Secondo gli autori, la valutazione e l’educazione all’aderenza alla terapia dovrebbero avere un ruolo più centrale nella gestione dell’ipertensione. Inoltre, dovrebbero essere promosse strategie che contribuiscano a migliorare l’aderenza. Queste includono la semplificazione delle terapie, l’utilizzo di combinazioni in un’unica compressa per ridurre il carico farmacologico e l’impiego di farmaci a lunga durata d’azione, in cui l’effetto di una dose occasionalmente dimenticata è minore.
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