Cosa è il tumore al polmone a piccole cellule che ha colpito Emma Bonino
È la forma meno diffusa di tumore al polmone, ma è le più aggressiva. Il microcitoma, il tipo di tumore al polmone che ha colpito Emma Bonino, si sviluppa in “piccole” cellule — da qui il nome — dei grossi bronchi e spesso, al momento della diagnosi, è già nella sua forma grave, e ha invaso altri organi. Il legame con il fumo è fortissimo: la quasi totalità dei pazienti con un tumore a piccole cellule è o è stata un forte fumatore.
Sebbene le cure siano migliorate negli ultimi decenni, la sopravvivenza rimane fra le più basse: le ultime stime parlano di circa il 10% dei pazienti con microcitoma vivo a 5 anni dalla diagnosi. Uno dei nodi irrisolti rimane la diagnosi tardiva. Spesso i sintomi — tosse persistente, affaticamento, difficoltà respiratorie — si confondono con patologie più comuni, e il tumore si scopre solo a malattia avanzata. Ogni anno in Italia circa 6mila persone scoprono di avere un tumore a piccole cellule.
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“Le persone che si ammalano di microcitoma polmonare purtroppo hanno un’aspettativa di vita limitata, e nonostante le cure ottimali e i progressi della ricerca, pazienti come Bonino che hanno potuto parlare del microcitoma come di una malattia lasciata alle spalle sono molto poche”, sottolinea Massimo Di Maio, presidente Associazione Italiana Oncologia Medica. “Sulla salute di questi pazienti, sia alla diagnosi sia dopo, possono pesare i danni del fumo che non è solo responsabile del tumore al polmone, ma anche di numerose patologie cardiovascolari e respiratorie”.
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Lo screening è possibile
Per facilitare la diagnosi precoce e migliorare le chance di sopravvivenza è stata ideata la Rete Italiana Screening Polmonare (Risp), programma nazionale che prevede l’uso della Tomografia Computerizzata a basso dosaggio per individuare il tumore ai polmoni nelle fasi iniziali. Il test è rivolto a persone tra i 55 e i 75 anni, forti fumatori (almeno 15 sigarette al giorno per oltre 25 anni oppure almeno 10 sigarette al giorno per più di 30 anni) o ex fumatori che hanno smesso da meno di 10 anni. Il programma di monitoraggio attraverso la Tac ha dimostrato di essere efficace: rispetto alla radiografia tradizionale, riduce del 20% la mortalità per tumore polmonare. In 30 anni può prevenire oltre 36mila decessi. Inoltre, abbassa del 5% i costi sanitari indiretti e del 5,9% la spesa per farmaci antitumorali.
“Purtroppo la stragrande maggioranza dei tumori scoperti con lo screening non sono microcitomi e la scoperta di un carcinoma a piccole cellule è una eccezione”, afferma Di Maio. “Nonostante questo nei casi che si riescono a individuare l’efficacia è dimostrata e per questo riteniamo che lo screening con Tac torace annuale debba essere inserito nel Livelli Essenziali di Assistenza e che sia quindi esteso a tutte le Regioni”.
Approvata l’immunoterapia per la forma di tumore del polmone più aggressiva
La terapia del microcitoma
Nei casi in cui si riesca a individuare il tumore ancora in fase iniziale si può procedere con la chirurgia; negli altri casi si deve procedere con la terapia a base di farmaci, da sola o con la radioterapia.Negli ultimi anni, grazie all’immunoterapia, il trattamento per i pazienti con questo tipo di tumore ha visto segnali di innovazione, per quanto la prognosi rimanga sfidante. Un esempio concreto è quello della combinazione della chemioterapia con alcune molecole che stimolano il sistema immunitario come durvalumab o atezolizumab: la loro aggiunta porta a un miglioramento sensibile della sopravvivenza.
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