La Flotilla attracca a Venezia. “I palestinesi sono molto più che una bandiera”

VENEZIA – La bandiera palestinese è arrivata dal mare alla Mostra del cinema di Venezia. Oggi pomeriggio un’imbarcazione che fa parte del Global Sumud Flotilla ha attraccato al Lido, a bordo sei attivisti, tre bambini. Un pomeriggio organizzato dal collettivo di artisti Venice4Palestine, con il supporto di Isola Edipo e Artists for Palestine Italia.

“È calata da alcuni mesi una, lasciatemela chiamare, censura o silenzio o velo di oscurità su tutto quello che riguarda la Palestina. Le persone pensano che a Gaza ci sia un cessate il fuoco, addirittura ci sia la pace. Non è così. Da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco sono morte 1200 persone e gli aiuti non entrano, non perché c’è una frana ma perché il governo israeliano li blocca. Blocca gli aiuti dell’Onu, non della Flotilla – ha detto la portavoce per l’Italia della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia – La popolazione è in condizioni terribli, i report dell’Unicef raccontano i campi palestinesi come un film dell’orrore, le tendopoli sono invase da topi”.

Greta Scarano, il bagno della madrina di Venezia con il ventaglio pro Pal

L’arrivo alla Mostra è ovviamente simbolico, spiega la portavoce, ma molto importante per la visibilità internazionale. Ha ringraziato gli artisti che in questo periodo hanno preso la parola e fatto gesti concreti per dare visibilità al movimento, ha citato Greta Scarano, Susan Sarandon, Anna Foglietta. “Credo che gli artisti facciano parte di un sistema molto complesso, forse vorrebbero fare di più e molti di loro negli ultimi anni si sono esposti e noi li ringraziamo con il cuore. Mi rendo conto che però gli artisti sono all’interno del sistema economico dell’arte che è anche un’industria in cui prendere certe posizioni può significare perdere il lavoro sostanzialmente”. Ad accogliere la Flotilla c’erano l’attrice de L’amica geniale Irene Maiorino e la giornalista e ex eurodeputata Luciana Castellina.

Sulla richiesta alla Biennale e alla Mostra di issare la bandiera della Palestina, a cui Barbera ha risposto che non è possibile perché la Palestina non è riconosciuta dallo Stato italiano, Delia risponde: “La Palestina in realtà alle nazioni unite è stata riconosciuta da diverse nazioni, ecco forse non è riconosciuta giusto ormai in Italia e in pochissimi altri paesi. Dovrebbero fare un atto di coraggio ed esporla visto che ci sono film palestinesi programmati alla Mostra. La Palestina esiste, nella vita ed esiste nella morte, che ci riguarda tutti i giorni”.

Arashid Masharawi, produttore del film Citizen Osama fuori concorso, ha preso la parola per dire: “Qui a Venezia proviamo sentimenti contrastanti: da un lato siamo felici che il pubblico e i selezionatori ufficiali apprezzino i film e che possiamo portare qui, al festival, le nostre storie da Gaza; dall’altro, siamo addolorati perché i nostri registi non possono uscire da Gaza, non sono qui con noi. vorremmo davvero avere qui al festival la più grande bandiera palestinese, dato che abbiamo film nella selezione ufficiale — è che la Palestina e i palestinesi non si riducono solo a una bandiera; è una questione umana, riguarda le persone. Tutti pensano che ci sia un cessate il fuoco, ma vi assicuro che sono in contatto con la mia famiglia a Gaza ogni giorno, più volte al giorno: il genocidio è ancora in corso. Di recente parlavo con un amico a Gaza e mi ha detto: “Non ho più paura della morte, ho paura della vita”. Non sappiamo come proseguiremo le nostre vite dopo tutto quello che è successo: la maggior parte delle persone ha perso la casa e i parenti. La mia stessa famiglia — siamo una famiglia numerosa — ha perso 66 persone e tutte le nostre case, inclusa la mia, il mio archivio… faccio film da 40 anni, è stato distrutto da un missile. Ma siamo filmaker, amiamo il cinema e la vita, non possiamo arrenderci alla morte”.

Durante l’incontro è stata letta una lettera della ambasciatrice palestinese in Italia Mona Abuamara ed è stato dato appuntamento al 10 settembre sulla spiaggia del Lido dove verranno fatti volare degli aquiloni come gesto di solidarietà ai bimbi di Gaza a cui è stato impedito di far volare gli aquiloni perché “criminalizzare bambini che giocano fa parte di una cultura del genocidio”.

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