Invecchiamento, il numero di malattie non basta a definire il rischio per gli anziani
Diabete, malattie cardiovascolari, disturbi respiratori, depressione, artrosi, osteoporosi e altre condizioni: la multimorbidità, la presenza nello stesso soggetto di due o più malattie croniche, è una condizione molto frequente nell’età avanzata e rappresenta una delle principali sfide della geriatria moderna. Ma il numero di malattie presenti in un anziano fragile non basta a definirne il rischio clinico: è altrettanto importante comprendere come queste patologie si combinano tra loro.
È quanto emerge dallo studio pubblicato dai ricercatori della facoltà di medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sulla rivista internazionale Nature Aging, in cui sono stati identificati quattro pattern di multimorbidità – aspecifico, respiratorio, psichiatrico e cardiometabolico – osservando che il beneficio dell’intervento è maggiormente evidente nei profili psichiatrico e aspecifico.
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Lo studio
Il nuovo studio condotto su quasi 1.200 persone di età pari o superiore a 70 anni con fragilità fisica, sarcopenia e almeno due patologie croniche, nasce dall’analisi dei dati raccolti nell’ambito del Progetto Sprintt, uno dei più importanti studi clinici europei sulla fragilità fisica e la sarcopenia nell’anziano, nato nel 2016 con l’obiettivo di dimostrare l’efficacia di un intervento multicomponente basato su attività fisica, supporto tecnologico e counseling nutrizionale nel ridurre il rischio di disabilità motoria.
“Questo risultato scientifico suggerisce che la prevenzione della disabilità nell’anziano fragile debba diventare sempre più personalizzata – commenta Emanuele Marzetti, associato di Medicina interna e corresponding author del lavoro -. Due persone con lo stesso numero di malattie croniche possono avere bisogni clinici e risposte agli interventi molto diversi, a seconda del tipo di patologie presenti e del modo in cui queste interagiscono. Stratificare gli anziani in base ai profili di multimorbidità può quindi aiutare a indirizzare meglio le strategie preventive e riabilitative”.
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La prevenzione
“La longevità non deve diventare una sala d’attesa della fragilità – commenta Francesco Landi, Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS -. Deve essere un patto tra generazioni: più anni di vita per gli anziani di oggi, più cultura della prevenzione per gli adulti e i giovani di domani. Il messaggio di Sprintt è chiaro: non basta contare le malattie, dobbiamo misurare la funzione, proteggere il movimento e intervenire prima che la disabilità diventi inesorabile destino”.
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