La Pet-Therapy entra in cardiologia
Bruno è un Labrador. Grazie al suo carattere si propone come amico a quattro zampe soprattutto per i pazienti fragili e anziani, magari perché il cuore è “stanco” e compare l’affanno per un’insufficienza cardiaca e magari i piedi si gonfiano. Bruno sta lì, pronto a farsi accarezzare e a calmare l’ansia che può nascere dopo il posizionamento di un defibrillatore o ancora dopo un intervento di angioplastica coronarica o per la sostituzione di una valvola cardiaca. Cicoria invece è una Corgi. Ha un carattere più giocoso e allegro; è affettuosa e, grazie alle dimensioni ridotte, può anche salire sul letto del paziente quando le condizioni cliniche e igienico-sanitarie lo consentono.
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Bruno e Cicoria sono i protagonisti di una delle primissime applicazioni delle Attività Assistite con gli Animali in cardiologia. Sono parte della cura, ovviamente con indicazioni corrette che vanno definite dal medico specialista, proprio come un farmaco. “Operano” nel reparto di Cardiologia dell’Ospedale Alessandro Manzoni di Lecco, guidato da Andrea Farina, grazie alla collaborazione con Roberto Tavola, Presidente Gruppo Cinofilo Lecchese e di FIDES ODV – Associazione Interventi Assistiti con Animali. “La presenza del cane, sempre guidata da professionisti qualificati e inserita in un percorso concordato con l’équipe sanitaria, affianca le cure mediche per rendere il ricovero più accogliente – spiega Farina -. L’obiettivo è offrire ai pazienti un momento di relazione positiva, capace di attenuare il senso di isolamento e di aiutarli ad affrontare con maggiore serenità la malattia, gli esami e l’ambiente ospedaliero”.
Pet-Therapy contro ansia e stress
Il ricovero e l’attesa di esami o procedure cardiologiche possono generare paura, tensione e preoccupazione, soprattutto nei pazienti più fragili o sottoposti a degenze prolungate. L’incontro con il cane offre una distrazione positiva e un’esperienza piacevole, favorisce il rilassamento, sostiene il tono dell’umore e può facilitare il dialogo con familiari e operatori sanitari. Anche pochi minuti di interazione, nel rispetto delle condizioni cliniche, possono contribuire a rendere più tollerabile una giornata di cura. “L’elemento innovativo è l’integrazione strutturata di questa strategia di cura nell’assistenza ai pazienti cardiologici, anche in prossimità delle procedure interventistiche o durante momenti particolarmente impegnativi della degenza – commentano Roberta Brambilla, specialista referente progetto Pet Therapy in Cardiologia e Veronica Recchia, Coordinatrice Infermieristica -. Questo approccio non sostituisce farmaci, esami, riabilitazione o altre terapie, ma aggiunge al percorso clinico un intervento non farmacologico dedicato al benessere emotivo, alla relazione e alla qualità dell’esperienza di cura.”
Il cane vicino al letto
Sia chiaro. Non tutti i pazienti potranno avere l’occasione del “passaggio terapeutico” con Cicoria e Bruno. Ogni attività sarà proposta soltanto quando compatibile con le condizioni del paziente e con l’organizzazione del reparto, proprio come una terapia su misura. “Dopo la valutazione dell’équipe e con l’adesione del paziente, il cane e il suo conduttore potranno incontrarlo al letto, in stanza o in uno spazio idoneo del reparto – fa sapere Farina -. I due cani sono selezionati per gli Interventi Assistiti con gli Animali: si tratta di soggetti sani, regolarmente controllati dal veterinario esperto, equilibrati, socievoli, abituati alla presenza di persone e preparati a lavorare in un ambiente complesso come quello ospedaliero”. Non è la razza, da sola, a determinare l’idoneità: contano soprattutto il carattere, la capacità di adattamento e il benessere del singolo animale.
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Dosaggi su misura
Come gli altri trattamenti, il percorso prevede una fase di “avvicinamento” per valutare la compatibilità della cura con il paziente. Questa fase avvicina gradualmente cane e paziente, che potrà osservare il cane, accarezzarlo, spazzolarlo o compiere semplici gesti di accudimento, secondo le proprie condizioni e preferenze. Dosaggio previsto? Gli incontri saranno garantiti fino a due ore alla settimana per dodici mesi. “Ogni attività seguirà le Linee guida nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali e i protocolli igienico-sanitari dell’ospedale, tutelando sia i pazienti sia il benessere del cane – conclude Farina -. Prima dell’incontro saranno considerate le condizioni cliniche, eventuali allergie, paure o controindicazioni, e la partecipazione resterà sempre volontaria”. Anche il cane sarà costantemente osservato: pause, durata dell’attività e modalità di interazione saranno adattate ai suoi segnali e alle sue necessità. Il progetto prevede un monitoraggio attento di quanto avviene registrando partecipazione, gradimento, benefici percepiti e possibili criticità, così da valutarne con trasparenza l’efficacia organizzativa e comprendere se l’esperienza potrà essere consolidata o estesa ad altri ambiti assistenziali.
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