Viaggiare per curarsi: che cosa si va a fare all’estero
Chi viaggia per curarsi non cerca più soltanto una terapia: diventa un ospite, e chi lo accoglie deve attrezzarsi di conseguenza. È il messaggio con cui la segretaria generale di UN Tourism, Shaikha Al Nuwais, ha aperto a Yerevan la Global Conference on Medical Tourism, definendo il turismo medicale uno dei segmenti a più rapida crescita del settore. La conferenza, organizzata dal Comitato per il turismo del ministero dell’Economia armeno insieme all’agenzia Onu ha riunito governi, strutture sanitarie, compagnie turistiche, assicurazioni, investitori e organizzazioni internazionali.
Al tavolo c’è anche l’Italia, con la carta che conosce meglio: le terme. “Portiamo l’esperienza millenaria del termalismo italiano, che unisce competenze e protocolli medici frutto di costante ricerca scientifica a un patrimonio unico di acque”, spiega Renzo Iorio, presidente di Federterme Confindustria.
Un mercato che corre
Quanto valga il turismo sanitario nel mondo dipende da chi fa i conti. Grand View Research lo stima in 34 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 126 miliardi entro il 2035; per Global Market Insights valeva invece 76 miliardi, destinati a superare i 170 miliardi nel 2035 con una crescita media dell’8,4% l’anno. Cifre lontane, che raccontano però la stessa traiettoria. A spingere la domanda sono l’aumento delle malattie croniche, i costi delle cure nei Paesi ricchi e l’adeguamento delle strutture dei Paesi emergenti agli standard chirurgici internazionali.
Turchia al primo posto
La Turchia è oggi il primo Paese per quota di ricavi, la medicina estetica il primo segmento. Il termale è un capitolo a sé: secondo il Global Wellness Institute, nel 2025 operavano nel mondo oltre 31mila stabilimenti termali, con ricavi per 72 miliardi di dollari. “Longevità e benessere collocano le terme al centro dei principali driver del turismo medicale, ambiti che a livello internazionale crescono intorno al 10% l’anno”, osserva Iorio.
Terme, non semplici spa
Il rischio, in un mercato così affollato, è la confusione. “Le terme hanno un ruolo centrale, sia come pratica medica riconosciuta in diversi ambiti terapeutici sia come potentissimo strumento preventivo e riabilitativo”, dice Iorio. “Ma è fondamentale informare il pubblico: un centro termale offre competenze sanitarie e protocolli specialistici nati dalla ricerca sulle proprietà delle proprie acque. Risultati e garanzie di sicurezza che non ci sono dove si praticano rituali di benessere senza acque termali e senza presidio medico-scientifico”. Per sostenere questa ricerca Federterme ha fondato nel 2003 FoRST, la Fondazione per la Ricerca Scientifica Termale, che studia benefici e applicazioni delle cure.
I numeri italiani
Secondo il rapporto Isnart realizzato con Federterme, il turismo termale genera in Italia circa 24 milioni di pernottamenti l’anno e un impatto economico superiore ai 5 miliardi di euro. Gli stranieri sono il 26,3% della domanda: arrivano soprattutto da Germania e Francia, poi da Regno Unito, Olanda e Svizzera. “Per chi cerca una cura, il primo elemento deve essere una risposta appropriata al proprio bisogno”, spiega Iorio. “Ogni acqua ha caratteristiche specifiche e protocolli sviluppati di conseguenza, e la nostra normativa sanitaria tutela in primo luogo la qualità terapeutica dell’acqua. A questo si aggiunge il soggiorno, in contesti ricchi di natura, cultura e tradizioni”.
Che cosa manca
Il punto debole è l’accesso. “Chi valuta un viaggio per motivi di salute, non solo di cura ma sempre più di prevenzione e benessere, deve poter capire quali prestazioni sono disponibili, a chi rivolgersi, quali documenti servono, quanto spenderà e come sarà seguito, anche al rientro nel proprio Paese”, dice Iorio. Servono informazioni in più lingue, risposte rapide, collegamenti agevoli, rapporti con assicurazioni e operatori specializzati. ”Serve anche una promozione più coordinata, capace di presentare all’estero un’offerta italiana riconoscibile e di mettere in relazione sanità, terme e turismo”.
La lezione di Yerevan
L’Armenia si presenta come destinazione emergente, sono tre gli ospedali che hanno già la certificazione internazionale JCI, che consente di curarsi lì a chi ha un’assicurazione sanitaria internazionale. Il viceministro della Salute Samvel Kharazyan ha annunciato l’introduzione di un’assicurazione sanitaria universale per tutta la popolazione entro tre-quattro anni e ha indicato nell’abilitazione dei medici lo strumento chiave per costruire fiducia. La strada resta lunga: Erevan non ha ancora la visibilità internazionale di Turchia, Thailandia, India, Messico o Corea del Sud, e punta anche sui legami con la sua diaspora. “L’aspetto interessante è la volontà di dare al turismo medicale una prospettiva di sviluppo condivisa”, commenta Iorio.
Tra Ssn e mercato globale
Resta la domanda di fondo: il termalismo italiano deve restare legato al Servizio sanitario nazionale o diventare un prodotto per il mercato internazionale? “Il legame con il Ssn resta un punto fermo, perché riguarda la funzione sanitaria delle terme e l’accesso alle cure”, risponde Iorio. “Le due dimensioni possono convivere e rafforzarsi a vicenda, se gestite con una programmazione seria. Una maggiore domanda internazionale può sostenere investimenti in strutture, tecnologie e formazione, e distribuire i soggiorni lungo tutto l’anno. Ma la base comune restano ricerca, appropriatezza delle cure e qualità dell’assistenza”.
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